Di nuovo si è scatenato l'assalto di "tout le monde" contro Santoro per la trasmissione di Annozero sul terremoto:lo si accusa di aver toccato l'"intoccabile" Bertolaso e di aver rotto l'unità nazionale del bipartisanismo attaccando i politici.
Ma è proprio questo il "torto" di Santoro?
Visto che nel nostro sventurato paese si stanno perdendo persino le nozioni elementari di cosa significa lotta politica, almeno nella tradizione europea, sarà il caso di ricordarlo, anche a costo di ripetere cose ovvie.
Poichè "politico" secondo la nozione greca è ciò che riguarda la polis, che era allora la città-stato, bisogna ragionevolmente ritenere che la battaglia politica è quella che riguarda i problemi dello stato, cioè dell'organizzazione dei cittadini. Si tratta quindi di problemi collettivi e non individuali, anche se possono avere numerosissime conseguenze individuali. Così, gli eredi di un degente morto per mancanza di soccorsi possibili in un ospedale crollato o divenuto inagibile o di uno studente ucciso nel crollo di una struttura fatiscente avranno certo molte ragioni per chiedere un risarcimento, ma se vogliono compiere un'azione politica dovranno combattere il sistema e l'organizzazione che hanno consentito la costruzione senza adeguati controlli di un ospedale (come quello de L'Aquila) o di una casa dello studente costruiti e collaudati in difformità dalle norme antisismiche. Tutti si chiederanno a questo punto come ciò è stato possibile e quali interessi hanno consentito una situazione così anomala. Il giudice potrà cercare i responsabili penali, se ve ne sono, ma chi vuol fare battaglia politica penserà a denunciare quanto accaduto in quanto in contrasto con gli interessi della società e farà proposte per evitare che in futuro ciò si verifichi.
Ma è proprio questo il "torto" di Santoro?
Visto che nel nostro sventurato paese si stanno perdendo persino le nozioni elementari di cosa significa lotta politica, almeno nella tradizione europea, sarà il caso di ricordarlo, anche a costo di ripetere cose ovvie.
Poichè "politico" secondo la nozione greca è ciò che riguarda la polis, che era allora la città-stato, bisogna ragionevolmente ritenere che la battaglia politica è quella che riguarda i problemi dello stato, cioè dell'organizzazione dei cittadini. Si tratta quindi di problemi collettivi e non individuali, anche se possono avere numerosissime conseguenze individuali. Così, gli eredi di un degente morto per mancanza di soccorsi possibili in un ospedale crollato o divenuto inagibile o di uno studente ucciso nel crollo di una struttura fatiscente avranno certo molte ragioni per chiedere un risarcimento, ma se vogliono compiere un'azione politica dovranno combattere il sistema e l'organizzazione che hanno consentito la costruzione senza adeguati controlli di un ospedale (come quello de L'Aquila) o di una casa dello studente costruiti e collaudati in difformità dalle norme antisismiche. Tutti si chiederanno a questo punto come ciò è stato possibile e quali interessi hanno consentito una situazione così anomala. Il giudice potrà cercare i responsabili penali, se ve ne sono, ma chi vuol fare battaglia politica penserà a denunciare quanto accaduto in quanto in contrasto con gli interessi della società e farà proposte per evitare che in futuro ciò si verifichi.
Tutto questo fa paura perchè va contro rilevanti interessi relativi sia al passato che al futuro.Ed ecco levarsi una cortina fumogena di chiacchiere giornalistiche di ogni tipo, in cui il nostro paese è evidentemente maestro, con lo scopo di nascondere i problemi reali ed essenziali.
Per fare un esempio, nell'immediatezza del disastro il prof. Franco Barberi, capo della Commissione grandi rischi, ha dichiarato senza mezzi termini che con un terremoto dell'intensità di quello verificatosi, dati i sistemi organizzativi di prevenzione messi in atto, in California o Giappone non vi sarebbe stato nemmeno un morto ed ha messo l'accento sull'estrema gravità di una situazione di una zona sismica con due mesi di scosse in cui non era neppure stata controllata la rispondenza alle norme dei centri nevralgici essenziali come l'ospedale e la prefettura.
Altra tesi sempre sbandierata:non è mai stato possibile prevedere un terremoto. Eppure i cinesi il 4 febbraio 1975 a Haicheng hanno fatto sgombrare una grande città poche ore prima di un sisma del grado 7,3 della scala Richter, salvando dalla morte almeno 150.000 persone (la città venne rasa al suolo) perchè avevano saputo interpretare i sintomi iniziali del fenomeno. Ma anche di questo non si può parlare, forse perchè poi a quell'epoca i cinesi cattivi mangiavano i bambini.
Se perciò, come di fatto è accaduto, non vi sono mai state attività di prevenzione nonostante due mesi di scosse, è logico che chi vuol fare giornalismo politico o attività politica seria denunci questa mancanza di organizzazione e le conseguenze che ne sono derivate ed avanzi proposte di sistemi organizzativi e normativi che impediscano il ripetersi di fatti simili in futuro (si pensi alle scosse che continuano ed ai rischi futuri in tutte le zone a forte pericolosità sismica in Italia).
Una posizione di questo tipo è quella assunta tra gli altri da Santoro,Travaglio e De Magistris e francamente mi sembra non solo legittima, ma doverosa. Quando Travaglio cita i numerosi casi di interferenze mafiose documentati non lo fa per fare polemica contro questo o quello, ma per dimostrare che in Italia le truffe sugli appalti sono un malcostume diffuso, alimentato dalla mafia collusa con settori politici, che deve essere adeguatamente combattuto per salvare il futuro del paese. Quando De Magistris denuncia l'attacco giudiziario subito da uno scienziato che cercava di mettere in guardia contro il pericolo incombente non lo fa per favorire uno o danneggiare l'altro, ma per combattere l'atteggiamento di indifferenza e disinteresse nei confronti di una vigilanza che doveva invece essere accresciuta (in una situazione di due mesi di scosse) perchè il rischio dei morti (poi divenuto realtà) era certo maggiore di quello di un allarme eccessivo o intempestivo. Quando poi i medici denunciano la mancanza d'acqua o di strumenti elementari di soccorso e i superstiti denunciano la mancanza di soccorsi tempestivi non lo fanno per polemizzare con questo o quello, ma per combattere un sistema di organizzazione sbagliato.
Il problema di fondo è però che proprio questo fa paura: che cioè la denuncia non si limiti ad errori di singoli, ma si estenda ad un sistema che ci riporta indietro alla coda dell'Europa e del mondo civile. Paradossalmente è proprio la mancanza di polemiche personali che dà fastidio, perchè il sistema di potere politico-mafioso dominante ha paura di essere smascherato.
Ecco perchè i sostenitori delle posizioni di potere hanno sempre cercato di portare il conflitto sul piano della polemica personale, evitando accuratamente di rispondere quando si affrontavano questioni di sistema.
Invece, ha ragione Tabucchi : tutto si lega a tutto, si potrebbe dire che si legano le stragi di stato a Gladio, al sequestro Moro, alla P2, alla costituzione di Forza Italia e al sostanziale venir meno della lotta del potere governativo contro mafia,camorra e ndrangheta, alla sempre maggior corruzione nell'amministrazione del denaro pubblico, al degrado della sinistra, alla formazione di una casta politica spesso parassitaria con annessi e connessi (in totale forse fra titolari di cariche, portaborse e "indotto" circa un milione di persone) mantenute a caro prezzo con denaro pubblico ed interessate a bloccare ogni cambiamento, all'indebolimento anche conseguente del capitalismo e del sistema finanziario italiano, sempre più permeabili al sistema di potere mafioso e sempre meno concorrenziali, al continuo affossamento di importanti settori della scienza e della cultura, alla riduzione di tutti gli spazi di libera opinione giornalistica e televisiva con disinformazione generalizzata ed aumento del potere politico incontrollato basato sul controllo dei media. L'effetto di una situazione del genere di fronte ad una crisi della gravità (da tutti riconosciuta) quale quella che stiamo attraversando è devastante e fa conseguire gravissimi problemi di disgregazione e degrado del paese.
Una posizione di questo tipo è quella assunta tra gli altri da Santoro,Travaglio e De Magistris e francamente mi sembra non solo legittima, ma doverosa. Quando Travaglio cita i numerosi casi di interferenze mafiose documentati non lo fa per fare polemica contro questo o quello, ma per dimostrare che in Italia le truffe sugli appalti sono un malcostume diffuso, alimentato dalla mafia collusa con settori politici, che deve essere adeguatamente combattuto per salvare il futuro del paese. Quando De Magistris denuncia l'attacco giudiziario subito da uno scienziato che cercava di mettere in guardia contro il pericolo incombente non lo fa per favorire uno o danneggiare l'altro, ma per combattere l'atteggiamento di indifferenza e disinteresse nei confronti di una vigilanza che doveva invece essere accresciuta (in una situazione di due mesi di scosse) perchè il rischio dei morti (poi divenuto realtà) era certo maggiore di quello di un allarme eccessivo o intempestivo. Quando poi i medici denunciano la mancanza d'acqua o di strumenti elementari di soccorso e i superstiti denunciano la mancanza di soccorsi tempestivi non lo fanno per polemizzare con questo o quello, ma per combattere un sistema di organizzazione sbagliato.
Il problema di fondo è però che proprio questo fa paura: che cioè la denuncia non si limiti ad errori di singoli, ma si estenda ad un sistema che ci riporta indietro alla coda dell'Europa e del mondo civile. Paradossalmente è proprio la mancanza di polemiche personali che dà fastidio, perchè il sistema di potere politico-mafioso dominante ha paura di essere smascherato.
Ecco perchè i sostenitori delle posizioni di potere hanno sempre cercato di portare il conflitto sul piano della polemica personale, evitando accuratamente di rispondere quando si affrontavano questioni di sistema.
Invece, ha ragione Tabucchi : tutto si lega a tutto, si potrebbe dire che si legano le stragi di stato a Gladio, al sequestro Moro, alla P2, alla costituzione di Forza Italia e al sostanziale venir meno della lotta del potere governativo contro mafia,camorra e ndrangheta, alla sempre maggior corruzione nell'amministrazione del denaro pubblico, al degrado della sinistra, alla formazione di una casta politica spesso parassitaria con annessi e connessi (in totale forse fra titolari di cariche, portaborse e "indotto" circa un milione di persone) mantenute a caro prezzo con denaro pubblico ed interessate a bloccare ogni cambiamento, all'indebolimento anche conseguente del capitalismo e del sistema finanziario italiano, sempre più permeabili al sistema di potere mafioso e sempre meno concorrenziali, al continuo affossamento di importanti settori della scienza e della cultura, alla riduzione di tutti gli spazi di libera opinione giornalistica e televisiva con disinformazione generalizzata ed aumento del potere politico incontrollato basato sul controllo dei media. L'effetto di una situazione del genere di fronte ad una crisi della gravità (da tutti riconosciuta) quale quella che stiamo attraversando è devastante e fa conseguire gravissimi problemi di disgregazione e degrado del paese.
In una così grave emergenza democratica, in cui sono in pericolo i pilastri fondamentali della Costituzione, la contraddizione politica e linea di demarcazione principale passa inevitabilmente fra chi è legato in un modo o nell'altro al potere politico-mafioso, quasi sempre anche per ragioni di interesse personale, e chi opera disinteressatamente per obiettivi di progresso nell'interesse generale difendendo i principi essenziali di libertà e democrazia. Questa demarcazione spesso ha anche carattere trasversale sviluppandosi all'interno delle forze politiche, principalmente, ma non solo, della sinistra.
Sono dell'opinione, come diceva qualcuno, che è bene che "i mostri si mostrino", che cadano le maschere e si chiariscano le posizioni, cosicchè anche la lotta e le alleanze possano essere chiare, prima di tutto per i giovani che, bastonati da tutte le parti, sono spesso disinteressati e dovranno prendere nelle loro mani il futuro del paese.
Inutile dire che Di Pietro, difendendo Santoro e i pochi spazi di libertà che ancora rimangono ed opponendosi agli inciuci, ha perfettamente ragione. Se viene meno la libertà, il paese non potrà che sprofondare in un nuovo disastro, ma anche l'ascesa del nuovo Arturo Ui è resistibile.Bisogna volerlo fortemente ed unirsi.
14 aprile 2009