Ieri 15 marzo Serge Latouche ospite di Fazio ha esposto le sue opinioni sulla decrescita necessaria. La tesi di Latouche, personaggio di rilievo e di notevole umanità, è che siamo a bordo di un bolide da corsa lanciato alla velocità massima senza conducente, senza volante e senza freni, contro l'insormontabile ostacolo dei limiti dello sviluppo del pianeta. Se vogliamo salvarci è perciò necessario decrescere. Prodi ha risposto che capisce, ma che, ad esempio, in Africa dove la situazione è già drammatica, se non vi fosse crescita le conseguenze sarebbero ancora, se possibile, più gravi.
Ciascuno dal suo punto di vista, hanno ragione entrambi; ma, se posso esprimere un'opinione controcorrente, ed anche se riconosco che Latouche nella discussione ha un po' temperato il suo punto di vista affermando che una decrescita come quella attuale come conseguenza della crisi può avere conseguenze negative, mi sembra di poter dire che il ragionamento di entrambi è incompleto perchè entrambi danno per scontato che quello capitalista sia bene o male l'unico sistema economico-sociale possibile, cosicchè la crescita può portare ad effetti catastrofici e la decrescita ad effetti altrettanto gravi in certe parti del mondo, specialmente in quelle miserabili.
Io credo che sia esatta in buona parte la tesi di Latouche , del resto anticipata dal Club di Roma, sui limiti fisici dello sviluppo, ma sono anche convinto che il presupposto comune di Latouche e Prodi sia fuorviante (anche se comprensibile perchè questa è la realtà di oggi). Quando Latouche parla del bolide, usa una similitudine in parte inesatta, perchè il bolide c'è, ma ha un pilota che lo guida coscientemente e che non è altro che il sistema capitalistico. Cos'altro si può dire quando, come anche padre Boff ha più volte ribadito, un'oligarchia di 1500 famiglie controlla più della metà della ricchezza del mondo? . Quando Latouche parla della logica della subordinazione alla legge cieca del mercato dice una cosa giusta, ma dimentica che il mercato non è cieco, ma ci vede benissimo, nel senso che la logica e il meccanismo del profitto regolano gli scambi e il tipo di sviluppo con logica,matematica ed immutabile precisione : non si tratta di fatti casuali, ma di leggi economiche ben precise che hanno consentito ad un sistema, il capitalismo, ed anche all'umanità, di svilupparsi per 300 anni in maniera prima mai vista nella storia. Purtroppo questo sistema da motore di progresso è divenuto ostacolo al progresso umano (come aveva per primo compreso Marx 150 anni fa). Secondo me parlare di progresso è cosa diversa dal parlare di sviluppo capitalistico, anzi le due cose spesso e sempre più sono in conflitto, come oggi ben si può vedere. Anche se le teorie "progressiste" dei politici e degli economisti settecenteschi ed ottocenteschi spesso erano di supporto allo sviluppo capitalistico (escludendo beninteso Marx ed Engels), ed anche se il progresso indotto dallo sviluppo capitalistico ha spesso avuto costi enormi, non si può negare che la nozione di progresso fosse riferita a valori di razionalità e non puramente quantitativi. Comunque sia, non possiamo ritenere progresso una situazione che vede l'aumento degli indici della produzione e contemporaneamente dei dislivelli e delle ingiustizie sociali, con miseria crescente di miliardi di uomini. Non è progresso quello di una società in cui i ricchi (pochi) diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, mentre aumenta il pil delle armi, dei prodotti inutili o di quelli nocivi o (soprattutto) di quei settori che arrecano danni incalcolabili all'ambiente, agli equilibri ecologici ed alla salute umana. Le tre crisi che si stanno incrociando, quella economica di sistema, quella energetica e quella ecologica sono tutte prodotto di questo sviluppo irrazionale e sempre più pericoloso alla stessa sopravvivenza del genere umano.
Quello che deve effettivamente cessare con una sana decrescita è lo sviluppo capitalistico, mentre le scelte produttive dovranno, se vogliamo sopravvivere, essere sottratte al controllo di pochi e, secondo principi democratici, rimesse alla decisione di tutti coloro che lavorano (manualmente ed intellettualmente) secondo criteri di razionalità scientifica allo scopo di garantire una sempre maggiore eguaglianza ed un vero progresso generale, questo sì non dannoso agli equilibri naturali che devono essere mantenuti ogni costo perchè sono il vero presupposto della vita.
Qualcuno dirà:le solite utopie. Io penso e dico che un'utopia cessa di esser tale quando diventa una necessità. Può darsi che occorra tempo per arrivarci, ma è necessario cominciare almeno a muoversi in quella direzione.
16 marzo 2009
Ciascuno dal suo punto di vista, hanno ragione entrambi; ma, se posso esprimere un'opinione controcorrente, ed anche se riconosco che Latouche nella discussione ha un po' temperato il suo punto di vista affermando che una decrescita come quella attuale come conseguenza della crisi può avere conseguenze negative, mi sembra di poter dire che il ragionamento di entrambi è incompleto perchè entrambi danno per scontato che quello capitalista sia bene o male l'unico sistema economico-sociale possibile, cosicchè la crescita può portare ad effetti catastrofici e la decrescita ad effetti altrettanto gravi in certe parti del mondo, specialmente in quelle miserabili.
Io credo che sia esatta in buona parte la tesi di Latouche , del resto anticipata dal Club di Roma, sui limiti fisici dello sviluppo, ma sono anche convinto che il presupposto comune di Latouche e Prodi sia fuorviante (anche se comprensibile perchè questa è la realtà di oggi). Quando Latouche parla del bolide, usa una similitudine in parte inesatta, perchè il bolide c'è, ma ha un pilota che lo guida coscientemente e che non è altro che il sistema capitalistico. Cos'altro si può dire quando, come anche padre Boff ha più volte ribadito, un'oligarchia di 1500 famiglie controlla più della metà della ricchezza del mondo? . Quando Latouche parla della logica della subordinazione alla legge cieca del mercato dice una cosa giusta, ma dimentica che il mercato non è cieco, ma ci vede benissimo, nel senso che la logica e il meccanismo del profitto regolano gli scambi e il tipo di sviluppo con logica,matematica ed immutabile precisione : non si tratta di fatti casuali, ma di leggi economiche ben precise che hanno consentito ad un sistema, il capitalismo, ed anche all'umanità, di svilupparsi per 300 anni in maniera prima mai vista nella storia. Purtroppo questo sistema da motore di progresso è divenuto ostacolo al progresso umano (come aveva per primo compreso Marx 150 anni fa). Secondo me parlare di progresso è cosa diversa dal parlare di sviluppo capitalistico, anzi le due cose spesso e sempre più sono in conflitto, come oggi ben si può vedere. Anche se le teorie "progressiste" dei politici e degli economisti settecenteschi ed ottocenteschi spesso erano di supporto allo sviluppo capitalistico (escludendo beninteso Marx ed Engels), ed anche se il progresso indotto dallo sviluppo capitalistico ha spesso avuto costi enormi, non si può negare che la nozione di progresso fosse riferita a valori di razionalità e non puramente quantitativi. Comunque sia, non possiamo ritenere progresso una situazione che vede l'aumento degli indici della produzione e contemporaneamente dei dislivelli e delle ingiustizie sociali, con miseria crescente di miliardi di uomini. Non è progresso quello di una società in cui i ricchi (pochi) diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, mentre aumenta il pil delle armi, dei prodotti inutili o di quelli nocivi o (soprattutto) di quei settori che arrecano danni incalcolabili all'ambiente, agli equilibri ecologici ed alla salute umana. Le tre crisi che si stanno incrociando, quella economica di sistema, quella energetica e quella ecologica sono tutte prodotto di questo sviluppo irrazionale e sempre più pericoloso alla stessa sopravvivenza del genere umano.
Quello che deve effettivamente cessare con una sana decrescita è lo sviluppo capitalistico, mentre le scelte produttive dovranno, se vogliamo sopravvivere, essere sottratte al controllo di pochi e, secondo principi democratici, rimesse alla decisione di tutti coloro che lavorano (manualmente ed intellettualmente) secondo criteri di razionalità scientifica allo scopo di garantire una sempre maggiore eguaglianza ed un vero progresso generale, questo sì non dannoso agli equilibri naturali che devono essere mantenuti ogni costo perchè sono il vero presupposto della vita.
Qualcuno dirà:le solite utopie. Io penso e dico che un'utopia cessa di esser tale quando diventa una necessità. Può darsi che occorra tempo per arrivarci, ma è necessario cominciare almeno a muoversi in quella direzione.
16 marzo 2009
1 commento:
Commento ricevuto da Alberto Filippi:
L'analisi che fai è corretta. Progresso, sviluppo, crescita assumono significati diversi e contraddittori. Non hai però affrontato il problema principale del malessere economico provocato dalla risultante di forze che spingono in un'unica direzione: crescita della popolazione, centralità sociale occupata dalle imprese quali dispensatrici del lavoro, esaurimento delle risorse produtive e aumento continuo dell'impronta ecologica dell'animale uomo.
Non mi riferisco a chi vive in una baracca o in una capanna nelle zone depresse del mondo, ma all'uomo occidentale evoluto che ha aumentato a dismisura i suoi bisogni di prima necessità, che richiedono spazi ed energia crescenti e che nello stesso tempo, purtroppo, costituiscono il motore della crescita.
E' impensabile risolvere i problemi dell'umanità (senza una guerra epocale) se non si accetta la necessità di una decrescita continua della produzione industriale nel mondo ricco.
La produzione di beni e servizi deve essere mirata, non è possibile continuare a produrre un'infinità di cose inutili. Lo stesso lavoro va riqualificato verso scopi produttivi e non distruttivi. L'operaio che lavora in una fabbrica d'armi produce più morte dello spacciatore di droga. Da un punto di vista economico sarebbe meglio pagarlo per non far nulla che pagarlo per distruggere risorse umane e naturali.
Occorrerebbe iniziare subito una grande bonifica del territorio a livello mondiale per garantire almeno una sopravvivenza decente all'umanità. Nemmeno se ne parla. Certi stati come la Corea del sud preferiscono affittare per 100 anni tutti i terreni del Madagascar per risolvere i loro problemi alimentari. Non è l'unico caso: i terreni della Cambogia sono stati affittati dai fondi sovrani del Qatar, pezzi d'Africa subiscono lo stesso businnes. Il mondo ricco e viziato, malato di consumismo, sprecone, devasta il mondo povero, rubando le risorse e pretende poi che i poveri del mondo rimangano a casa loro.
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