
"La reazione non è una barriera ai radicali.E' una sfida, una provocazione.. La via per affrontare quel pericolo sta nell'offrire un programma possibile di ricostruzione, e il partito che può farlo è quello con le mani pulite...Esistono due modi con cui guardare al compito del governo sui problemi che toccano la vita economica e sociale. Il primo fa sì che alcuni privilegiati vengano aiutati e spera che parte della loro prosperità scivoli, scenda giù, sino all'operaio, al contadino, al piccolo uomo d'affari.Questa teoria appartiene al partito tory, e io speravo che la maggior parte dei suoi aderenti avessero lasciato il paese nel 1776.Ma questa non è e non sarà mai la teoria del partito democratico..I nostri leaders repubblicani ci parlano di leggi economiche -sacre,inviolabili,immutabili - che causano situazioni di panico che nessuno può prevenire.Ma mentre essi blaterano di leggi economiche,uomini e donne muoiono di fame.Dobbiamo essere coscienti del fatto che le leggi economiche non sono state fatte dalla natura.Sono state fatte da esseri umani...La nostra vita economica è dominata da circa seicento grandi società che controllano i due terzi dell'industria americana...Se il processo di concentrazione procederà allo stesso ritmo, alla fine di un altro secolo tutta l'industria americana sarà controllata da una dozzina di grandi società,e guidata da un centinaio di uomini.Detto chiaramente, noi stiamo procedendo costantemente verso un'oligarchia economica...Tutto ciò richiede una ridefinizione di valori...Il compito del governo nei suoi rapporti con l'economia consiste nel promuovere lo sviluppo di una dichiarazione economica dei diritti, di un ordinamento economico costituzionale...Creare un tale ordine non è solo un'opportunità politica di governo, ma è anche la sola linea di salvezza per la nostra struttura economica...queste unità economiche non posssono esistere se la prosperità non è uniforme,cioè, se il potere d'acquisto non è ben distribuito fra tutti i gruppi della nazione...Il potere economico privato...è anche un bene pubblico.Io ritengo che il prolungato esercizio di quel potere da parte di un individuo o di un gruppo deve dipendere dalla realizzazione di quel bene".
"La libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita di un potere privato al punto che esso diventa più forte dello stesso stato democratico. Questo, in essenza, è fascismo".
Queste parole pronunciava Franklin Delano Roosevelt nel 1932 nel corso della sua campagna elettorale e il 29 aprile 1938 alla vigilia della seconda guerra mondiale.Non sembrano più attuali che mai?
La borsa americana sta crollando, e al suo seguito crollano quelle europee, mentre cala costantemente la produzione e aumentano la disoccupazione e la miseria.La fabbrica Fiat di Pomigliano d'Arco lascia a casa 5000 operai e un numero maggiore nell'indotto.Tutte o quasi le zone industriale sono pesantemente toccate dalla crisi conseguente alla riduzione della domanda.Quantità enormi di merci invendute si ammucchiano.Le banche non hanno più risorse perchè i loro bilanci, anche se ben camuffati, sono pesantemente condizionati da masse di titoli derivati di poco o nessun valore reale.In questa situazione da noi il potere è in mano a una ridottissima oligarchia che si autonomina e gli unici rimedi proposti quasi da ogni parte (delle forze al potere e persino della spesso compiacente 'opposizione') sono di dare altre risorse venute dalle tasse pagate dal popolo per mantenere il potere di quest'oligarchia incapace.Il processo di concentrazione da noi ha raggiunto livelli anomali che nemmeno Roosevelt aveva previsto, perchè il controllo si è esteso anche ai mezzi di informazione,col risultato di un'ignoranza generale che blocca od ostacola fortemente ogni intervento dell'opinione pubblica. Non è il caso di ritornare anche qui, come sembra sia intenzionato a fare Obama, alla politica di quello che è stato probabilmente il più grande Presidente della storia americana? Su questa strada, se è valido il principio. contenuto non a caso anche nella nostra Costituzione, che l'iniziativa privata deve essere indirizzata a fini di utilità sociale, non è il caso di studiare seriamente i meccanismi del sistema e di intervenire non per amplificarli, ma per modificarli? Per fare pochi esempi, che senso ha tenere alti i costi dell'energia quando i prezzi delle materie prime, proprio per effetto della crisi, calano? Che senso ha lasciare il controllo delle banche e delle finanziarie agli speculatori ? Che senso ha non imporre un mutamento di scelte economiche e produttive alla Fiat che continua a produrre modelli antiquati ? Che senso ha abbattere i finanziamenti alla ricerca? Che senso ha spendere risorse immense in centrali ad uranio 235 quando questo sistema pericoloso per la salute umana sta comunque per essere superato dalle ricerche sulla fusione e quando comunque le stesse risorse, se destinate all'idrogeno ed alle rinnovabili, consentirebbero di risolvere il problema energetico senza danni all'ambiente? In altri termini, è possibile, come voleva Roosevelt, condizionare le scelte economiche e produttive alla discussione ed alla scelta democratica secondo gli interessi generali? Non è il caso che i progressisti "con le mani pulite", dovunque si trovino, si uniscano non per costruire nuove etichette o per salvare posti di potere, ma per lottare per queste scelte che sono indispensabili?
3 marzo 2009
Queste parole pronunciava Franklin Delano Roosevelt nel 1932 nel corso della sua campagna elettorale e il 29 aprile 1938 alla vigilia della seconda guerra mondiale.Non sembrano più attuali che mai?
La borsa americana sta crollando, e al suo seguito crollano quelle europee, mentre cala costantemente la produzione e aumentano la disoccupazione e la miseria.La fabbrica Fiat di Pomigliano d'Arco lascia a casa 5000 operai e un numero maggiore nell'indotto.Tutte o quasi le zone industriale sono pesantemente toccate dalla crisi conseguente alla riduzione della domanda.Quantità enormi di merci invendute si ammucchiano.Le banche non hanno più risorse perchè i loro bilanci, anche se ben camuffati, sono pesantemente condizionati da masse di titoli derivati di poco o nessun valore reale.In questa situazione da noi il potere è in mano a una ridottissima oligarchia che si autonomina e gli unici rimedi proposti quasi da ogni parte (delle forze al potere e persino della spesso compiacente 'opposizione') sono di dare altre risorse venute dalle tasse pagate dal popolo per mantenere il potere di quest'oligarchia incapace.Il processo di concentrazione da noi ha raggiunto livelli anomali che nemmeno Roosevelt aveva previsto, perchè il controllo si è esteso anche ai mezzi di informazione,col risultato di un'ignoranza generale che blocca od ostacola fortemente ogni intervento dell'opinione pubblica. Non è il caso di ritornare anche qui, come sembra sia intenzionato a fare Obama, alla politica di quello che è stato probabilmente il più grande Presidente della storia americana? Su questa strada, se è valido il principio. contenuto non a caso anche nella nostra Costituzione, che l'iniziativa privata deve essere indirizzata a fini di utilità sociale, non è il caso di studiare seriamente i meccanismi del sistema e di intervenire non per amplificarli, ma per modificarli? Per fare pochi esempi, che senso ha tenere alti i costi dell'energia quando i prezzi delle materie prime, proprio per effetto della crisi, calano? Che senso ha lasciare il controllo delle banche e delle finanziarie agli speculatori ? Che senso ha non imporre un mutamento di scelte economiche e produttive alla Fiat che continua a produrre modelli antiquati ? Che senso ha abbattere i finanziamenti alla ricerca? Che senso ha spendere risorse immense in centrali ad uranio 235 quando questo sistema pericoloso per la salute umana sta comunque per essere superato dalle ricerche sulla fusione e quando comunque le stesse risorse, se destinate all'idrogeno ed alle rinnovabili, consentirebbero di risolvere il problema energetico senza danni all'ambiente? In altri termini, è possibile, come voleva Roosevelt, condizionare le scelte economiche e produttive alla discussione ed alla scelta democratica secondo gli interessi generali? Non è il caso che i progressisti "con le mani pulite", dovunque si trovino, si uniscano non per costruire nuove etichette o per salvare posti di potere, ma per lottare per queste scelte che sono indispensabili?
3 marzo 2009
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